Musica

Meraviglioso

Se parlando di Riccardo Pazzaglia si dice musica, la prima canzone che viene in mente è “Meraviglioso“, ma Pazzaglia scrive i primi versi per canzoni intorno ai diciott’anni, con la musica di un suo compagno di liceo, Vanni Russo (poi diventato amico di tutta una vita).

Questi versi facevano parte di una “rivista” da lui firmata, dal titolo “A che servono questi spazzini” (parodia del titolo della commedia di Armando CurcioA che servono questi quattrini“.

Ma l’attività professionale ha inizio circa dieci anni dopo, nel 1955, quando l’editore Curci stampa le prime canzoni che Riccardo Pazzaglia aveva scritto su musica di Domenico Modugno: “Nisciuno po’ sapé“, “Mese ‘e settembre“, ” ‘O specchio“, “La neve di un anno fa“.

La collaborazione con Modugno era nata quando entrambi frequentavano il Centro sperimentale di cinematografia, Pazzaglia nel corso di regìa, Modugno in quello di recitazione.

Nel giardino del Centro Sperimentale, sulla Via Tuscolana, nella pausa delle lezioni Modugno imbracciava la chitarra e improvvisava note su note mentre Pazzaglia ne scriveva  i versi. Altre volte era lui che portava un testo già scritto al quale Modugno aggiungeva la musica.

Il primo successo della coppia Pazzaglia-Modugno lo si deve a Renato Carosone che lanciò, con la voce di Gegè Di Giacomo, “Io mammeta e tu“, canzone umoristica che faceva la satira di un certo costume piccolo borghese tipico dell’Italia meridionale ma comprensibile in ogni paese del mondo, stando alle esecuzioni che da allora ad oggi ne vengono eseguite in molti paesi stranieri.

Al successo di “Io mammeta e tu” viene ad aggiungersi, due anni più tardi, nel 1957, quello di “Lazzarella” che, cantata da Aurelio Fierro, arriva seconda al Festival della canzone napoletana di quell’anno, ma è al primo posto per la popolarità immediata che ottiene in tutta Italia, prima di sbarcare anch’essa in molti paesi all’estero.

Un successo così clamoroso che si annunciò la mattina dopo la proclamazione della vittoria quando già Lazzarella veniva fischiettata per le strade.

Sia “Io, mammeta e tu” che “Lazzarella”  diventarono dei film prodotti dalla Titanus di Goffredo  Lombardo (si chiamavano musicarelli, un genere molto in voga che permetteva ai produttori lauti guadagni con film a bassissimo costo). Pazzaglia firmò la sceneggiatura di entrambi i film con la regìa di Carlo Ludovico Bragaglia; nel cast  Modugno,  Alessandra Panaro, Luigi De Filippo, Marisa Merlini e  Tina Pica.

Nel film Lazzarella il fidanzato di Alessandra Panaro era Mario Girotti, che diventerà famoso molti anni dopo col nome di Terence Hill.

Nel 1958 al Festival di Sanremo, Modugno si classifica primo con  “Nel blu dipinto di blu“: in sala quella sera  c’è anche Pazzaglia, che invece conquista il terzo posto con “Amare un’altra“, canzone scritta da lui su musica di Fabor e cantata da Nilla Pizzi.

Ma al Festival di Sanremo Pazzaglia e Modugno saranno presenti anche successivamente con due canzoni assai differenti tra loro: “Come stai?“, una struggente canzone d’amore che sfiora con delicatezza e poesia il tema della morte, e “Un calcio alla città“, il cui testo rivela una delle mille facce artistiche di Pazzaglia, che incita a ribellarsi alla robotizzazione dei lavoratori, al consumismo, alla corsa ad acquistare automobili, per riprendere il contatto con la natura.

Per il pubblico del Festival in abito da sera (siamo negli anno ’60) è uno shock, e la canzone non entra in finale. Pazzaglia, che amava molto quel testo,  ne rimane deluso e amareggiato. Per Modugno è una bruciante sconfitta e quella stessa notte riparte per Roma.

Il binomio Pazzaglia -Modugno ha prodotto decine di canzoni: la fantasia creativa  di Riccardo Pazzaglia si è sempre ben coniugata con quella dell’amico Mimmo. Ciò non toglie che siano  nate collaborazioni artistiche prestigiose anche  con altri musicisti, da Armando Trovatoli a Fabor, a Piero Piccioni, Nino Oliviero, Mario Nascimbene, Marino Marini. Restano nella storia della musica leggera italiana titoli quali  “Sole, sole, sole” , “’O Ccafè”, “Nisciuno po’ sapé”, “Mese ‘e settembre”, “Sole malato”. Quest’ultima fu  scelta da Robert de Niro per il suo film da regista “Bronx“, che ripercorreva la sua infanzia e le origini italiane.

Un posto a sé merita “Meraviglioso“, vero manifesto della filosofia di vita di Pazzaglia, riportata al successo e fatta scoprire ai giovani nel 2010 dai Negramaro, che ne hanno fatto una coinvolgente interpretazione.