Da “La Repubblica Romana ha i giorni contati”

Dolorosi e tristi avvenimenti
Roma, 2 luglio 1849. Sto scrivendo nella mia camera d’affitto in via di Capo le case. Mi hanno detto che la via si chiama così non perché vi siano alcuni bordelli che risalgono al Seicento, ma perché – prima di papa Sisto V, il papa «urbanista» che allargò la città verso il colle Viminale – qui cominciavano le prime case di Roma. E forse, proprio perché quasi negli orti dentro le mura, molte di esse, con la grande discrezione che sempre le distinsero, diventarono case ospitali. Non potevo trovare un posto migliore per attingere notizie e scrivervi queste note. Del resto, oltre al «Monitore Romano», organo ufficiale della «Repubblica Romana Una e Indivisibile», vi sono pochi altri giornali. Appena si è installato al Quirinale, il Triumvirato ha abolito la libertà di stampa. In una piccola stamperia di via della Croce, dove sono andato a rifornirmi di carta per scrivere e d’inchiostro, ho letto nella prima pagina di uno dei giornali che si preparano a uscire di nuovo domani, appena entrati i Francesi:

E poiché ci è dato sperare che il trionfo dell’ordine sia non perituro, noi riprendiamo quel sacro diritto che inten-diamo esercitare sotto l’egida e secondo il precetto della Legge, e che la libertà della mal fondata republica, che fu detta Romana, perchè proclamata a Roma da gente avventiccia da ogni angolo della terra, tolto ci avea contro gli stessi principii che bugiardamente proclamava sulla illimitata libertà di stampa; e con questo diritto prendiamo a narrare i dolorosi e tristi avvenimenti dall’arrivo de’ Francesi al porto di Civitavecchia sino al loro ingresso in Roma.

I cannoni non sparano piú. I Francesi riposano sulle brecce conquistate. La notte è trascorsa in un silenzio di paura e di attesa. Stamattina Garibaldi ha cominciato a radunare i suoi legionari in piazza San Pietro. Prima che  entrino i Francesi ii vuole tenere tutti sottomano, altrimenti questi, indisciplinati come sono sempre e arrabbiati come sono oggi, chissà in città che cosa combinerebbero. Nè i trasteverini dai lesti coltelli, al limite della sopportazione, si farebbero passare la mosca per il naso.

Sporchi e laceri, molti leggermente feriti, i legionari sono scesi dai bastioni di Porta Portese, di Porta San Pancrazio, di Porta Angelica.
La tromba fa fare silenzio. Garibaldi, con poche parole, ha detto che intendeva uscire in armi da Roma. E che altro può fare. Ha mandato staffette a tutte le altre unita dell’Armata repubblicana per dire che, se vogliono seguirlo, debbono concentrarsi in piazza San Giovanni in Laterano. E’ lì che si stanno dirigendo anche coloro che hanno la coscienza sporca e che, rimanendo a Roma, avrebbero la corda al collo assicurata.

Uno di questi e Angelo Brunetti, il tristemente famoso «Ciceruacchio», come lo chiamava sua madre. Si porta appresso il figlio Luigi, l’assassino di Pellegrino Rossi, e Lorenzo, appena quindicenne.
Poichè per lui l’assedio è stato un affare, ci sta pensando ancora lui a organizzare i carri con le munizioni che seguiranno gli uomini in ritirata. Per i viveri non ci sono problemi, si prenderanno con le buone o con le cattive lungo la strada, come ha insegnato Napoleone.

Oggi Mazzini per la prima volta non è salito al Quirinale. E stato il più importantc dei Triumviri, un dittatore di fatto, mister Mazzini, come lo chiamano i numerosi residenti inglesi di piazza di Spagna, con i quali spesso Pippo (ma questo è il nome per gli amici intimi) si è intrattenuto, conversando nella loro lingua che conosce perfettamente, é vissuto piü tra loro the tra noi.

Mazzini abita qui a due passi, in via dei Due Macelli 97.
Conosco Biagio, il portiere, il quale non sa che fra pochi giomi, lui con sua moglie, verrà sbattuto in una cella di Castel Sant’Angelo per la grave colpa di essere il portiere di Giuseppe Mazzini, che avrà gia tagliato la corda con un passaporto del Ministro degli Stati Uniti a Roma. Ma io come lo so, prevedo il futuro? No, io il futuro lo conosco perche sono un inviato speciale molto speciale, sono stato mandato indietro nel tempo, cerco di sapere solo i particolari di questa avventura, per poi raccontarveli. Le pagine della Storia si occupano solo dei re, dci grandi condottieri, delle grandi battaglie. Chi ricorderà il portiere romano di Giuseppe Mazzini? Eppure anche Biagio è una figura storica. Sono tutti qui attorno, oggi, quelli che fra qualche decennio saliranno sui piedistalli dei monumenti, a piedi o con tutto il cavallo. Carlo Pisacane abita in via del Corso con la sua amante, Enrichetta di Lorenzo. Ha portato con sè a Roma anche il conte Ugo Pepoli, con i fratelli Achille e Giovanni.
Ugo ha trentun anni, ma è gia stato con Pisacane nella Legione Straniera. Garibaldi, insieme con la sua donna, Anita, che è incinta di cinque mesi, quando non era a San Pancrazio ha abitato in piazza di Spagna, in un alberghetto di via delle Carrozze, mentre i suoi legionari sono stati acquartierati nel convento di San Silvestro, da dove, appena arrivati a Roma, cacciarono le monache. Esse scapparono cosi precipitosamente da lasciare nelle celle perfino le protesi virili, di legno, di marmo, alcune d’argento, con cui raggiungevano l’estasi nelle loro crisi erotico-mistiche. Quei figli di puttana si sono divertiti ad appendere quei reperti fallici alle finestre che danno sulla piazza San Silvestro e su via del Gambero, fra le sghignazzate dei clienti del “Caffè delle Belle Arti”. I forestieri, perché i romani no, per loro non era una novità, sapevano già tutto.

Per capire come, a Roma, la castità non fosse ritenuta una virtù dal clero maschile e femminile, basta citare la famosa battuta di Benedetto XIV, l’arguto cardinale Lambertisi, il quale come stavano le cose doveva saperlo. Cento anni fa, quando qualcuno gli disse scandalizzato che una suora del suo palazzo era rimasta incinta, rispose tranquillamente: «Lo state dicendo come se si trattasse di un frate». […]