Da “Garibaldi ha dormito qui”

[…] L’improbabile viandante che, verso le undici di sera, si fosse avventurato in quella notte di dicembre fra i boschi battuti dalla tramontana, avrebbe visto un giovane cavaliere venir su — naturalmente a cavallo — dal lago di Como e fermarsi davanti alla Villa dell’Olmo immersa nel buio, muovendosi come chi è pratico del luogo per assidue frequentazioni. Lo sconosciuto, che indossava la divisa di ufficiale dei Cacciatori delle Alpi, altri non era che l’ardente patriota Luigi Càroli in arrivo da Milano. Una servetta è in attesa accanto a una porticina secondaria e, dopo una cauta bussata convenzionale, gli apre silenziosamente. Appena un cenno di saluto e i due, con passi felpati, si avviano per una scaletta rischiarata dalla lampada a petrolio dell’accompagnatrice. Poco dopo il patriota è fra le braccia di «Volto di angelo». Adesso lo vediamo meglio: venticinque anni, baffetti, fila al centro, zazzera. La camera è ben riscaldata, alla luce delle candele Giuseppina appare un po’ troppo pallida, ma Luigi non se ne accorge. La cena è pronta. Siamo a Como, si tratterà certamente di un risotto, carne necessariamente fredda, un vino leggero, frutta secca, paste e rosolio. Terminata la cena, mentre l’ardente patriota le belle forme disciogliea dai veli, si accorse — forse perché in quel momento il taglio di luce favoriva la scoperta – che la fanciulla aveva una prominenza dell’addome che, anche se non molto accentuata, comunque non prometteva niente di buono, almeno per lui

Piangendo, la marchesina gli confermò l’atroce dubbio: ella era incinta di cinque mesi.
A questo purtto l’ardente patriota avrebbe dovuto cornmuoversi e giurare, con la mano sul frutto del loro amore, che l’avrebbe condotta subito all’altare. Ma i patrioti professionisti hanno da fare, quando non c’e da combattere per la causa italiana debbono correre in Grecia, in PoIonia e dovunque occorra il loro braccio per difendere la libertà dei popoli oppressi. Se da un momento all’altro dovesse chiamare alla pugna Garibaldi…

La marchesina gli tappa la bocca: Garibaldi sta dormendo perfino lí, in una stanza non lontana. E come, perche?
Avrebbe potuto incontrarlo nel corridoio. No, perche non può muoversi dal letto. Sempre fortunato, si è spezzato una gamba proprio davanti alla villa. II cavallo imbizzarrito, mentre cavalcava accanto alla loro carrozza. Diciotto giorni a letto, in casa della fidanzata, che pacchia.

«lo non poteva certamente trovare un luogo piu adatto e più caro per sanare una ferita – comunque essa fosse – che la casa del marchese Raimondi, e la cornparsa della fanciulla amata nella mia stanza (ciocchè non avrebbe avuto luogo se sano) faceva dimenficare ogni male.”

Mentre la farnciulla gli fa il riassunto delle puntate precedenti, a Luigi Caroli si é bloccata la digestione.
Ma allora il partito da prendere è uno solo: deve farsi sposare da Garibaldi, “ubi maior minor cessat”, e lei capisce ii latino. Un ultimo bicchierino di rosolio, un arrivederci in bergamasco a dopo il lieto evento, la servetta con il lume, i passi ancora piu felpati per non svegliare Garibaldi, il cavallo, lo stradone che porta a Milano.
Un cavaliere invisibile lo precede: è il suo Destino in divisa da cosacco. Fra pochi anni, cavalcando sempre dietro di lui insieme con Francesco Nullo, andrà tra nevi e gelo a morire in Siberia, prigioniero dei russi dopo la battaglia di Krzykawlca (1864) dove ha combattuto a fianco dei polacchi insorti.

Nella cappella privata di Villa dell’Olmo si sono appena celebrate le nozze. E’ una giornata tiepida e calma e lo sposo Giuseppe esce sulla terrazza con la sposina, seguito dagli invitati.
Partirarmo fra poco per la luna di miele, Garibaldi impaziente di iniziarla ai misted dell’arnore. Ma proprio in quel momento sopraggiunge un uomo a cavallo con un biglietto per l’eroe. L’eroe legge, sconvolto, e quasi tra se dice: “E chi e stato?”.

Il conte Giulio Porro-Lambertenghi, che  forse sa che la marchesina si ripassa tutti gli eroi che le vengono a tiro, con involontario umorismo e anticipando i tempi, anche lui dice quasi tra se: «Uno dei mille».
Garibaldi si avvicina alla sposina, alla quale una gentildonna sta spiegando sommariamertte che cosa si fa nella prima notte di nozze. L’eroe l’afferra per un braccio e la trascina verso la balaustra. Le allunga il biglietto e le chiede: “E’ vero?”.
Giuseppina comincia a leggere. Sono poche righe. Alla fine della lettura risponde: «Si».
«Siete una puttarta» dice l’eroe, e afferra una sedia del chiosco. Ma si limita a fracassarla a terra, non sulla testa della marchesina, come per un istante gli invitati hanno temuto.
E se ne va.
E dove va? Il gioco? L’alcool?
E’  11 24 gennaio 1860. Per distrarsi e dimenticare Garibaldi andrà a preparare la cosiddetta: “Spedizione dei Mille”.
Francesco II, a Napoli, in questo momento non sa che fra pochi mesi perderà il trono per colpa di una sposa incinta. […]