Brani tratti da “Diario Italiano”

“Nessuno si salva, avanti Marx”, “I devoti di Padre Eligio”

“Nessuno si salva, avanti Marx”

“Dio è morto, Marx è morto e neanche io mi sento tanto bene”. E’ sempre imbarazzante autocitarsi ma in questo caso lo faccio senza sforzo perché – contrariamente a quanto sembra e dovrebbe essere – questo favoloso aforisma non è spuntato dalla mia irresistibile penna, purtroppo è una frase inventata da quell’umorista amerciano rompiscatole che pensa lui, con un leggerissimo anticipo, tutte le cose spiritose e intelligenti che, prima o dopo, debbo pensare io.
Parlo di Woody Allen.
Egli allude certamente alle due copertine della rivista americana “Time” uscite con un intervallo, credo, di una quindicina d’anni – su cui – con due frasi lapidaire – si dà notizia di queste irreparabili perdite. Le parole: “Marx è morto” sono apparse sulla prima pagina di quel diffuso giornaletto quasi contemporaneamente alla morte di Groucho Marx, il più grande della geniale famiglia di comici americani. Tutti quelli che non si occupano di politica, pensando che si trattasse di lui, se ne sono profondamente rattristati, specialmente gli attori comici, che hanno notato con invidia come l’annunzio apparisse con tanta evidenza sulla copertina del più autorevole rivista del mondo.
E invece si trattava di Karl Marx, filosofo ed economista tedesco, considerato – e non a torto – il padre del marxismo.
In questa epoca di feroci dissacrazioni, purtroppo non si salva nemmeno lui.
Dispiace sempre, quando si vede crollare dal suo monumento quello che si è sempre ritenuto un grand’uomo.
Sono lascrime di coccodrillo, le mie, perché anche io ho contribuito, per essempio, alla distruzione di Garibaldi, come i miei lettori e ascoltatori ben sanno.
E spesso, quando la sera a cena ho consumanto qualche cibo particolarmente indigesto – come  la soave frittata di cipolle –  me lo sogno la notte, che mi corre dietro a cavallo, gridandomi insulti e minacce in dialetto nizzardo o in altri incomprensibili idiomi sudmaericani.
Dei grando uomini, una volta si tacevano le piccole storie quotidiane che avrebbero potuto offuscare la loro gloria immortale. Chi avrebbe mai pensato, quando andavo scolaretto alla scuola “Luigi Settembrini“, vicino a Porta S. Gennaro a Napoli, che quel grande patriota napoletano concupiva i maschietti come me? E non ci avrebbero subito tolto da quella scuola, le pie mamme, venendo a sapere che essa portava il nome e mostrava orgogliosamente il mezzo busto di chi forse durante le sue prigioni, aveva ingannato il tempo non pensando esclusivamente alla patria?
“Non lo dite, non lo fate sapere!” Si affanna a ripetere Benedetto Croce nascondendo “i Neoplatonici” per altro deliszoso libretto nell'”enfere” della sua sterminata biblioteca. Ecco, adesso si è saputo e Don Benedetto ci ha fatto pure una brutta figura.

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I devoti di Padre Eligio

Sorelle lettrici e fratelli lettori, che ogni settimana leggete le mie parole domenicali, pace e bene a tutti. Oggi vi parlerò della mia miracolosa conversione e vi rivolgerò un invito che, ne sono certo, troverà molti di voi disposti ad  accoglierlo e a seguirmi.
Fui devoto di Padre Pio. Quando lessi di questo frate che viveva poveramente in un convento pugliese e irradiava dalla sua persona una straordinaria forza che dava coraggio e speranza, decisi di andare anch’io ad attingere, da quelle mani santamente piagate, il coraggio e la speranza che mi mancavano. Ci andavano da tutte le parti d’Italia e del mondo, quelli che avevano dubbi e rimorsi, i genitori dei primi ragazzi drogati, chi aveva segnato sul proprio calendario il giorno approssimativo ma inderogabile della sua partenza da questo mondo e chi invece, questa partenza, aveva deciso di affrettarla, ma sperava che qualcuno gli dicesse di non farlo, che questo mondo è meraviglioso.
Partii, dunque, ma avvenne quello che spesso capita nella mia vita, dove il dramma si intreccia sempre con la farsa, o sono io che vedo le cose così. Sbaglia treno e, invece di scendere a Foggia, scesi a Bari. Pensai di adattarmi alla situazione, facendo una grande scorpacciata di frutti di mare, presi il tifo e me tornai con la febbre a quaranta, meno coraggio di prima e nessuna speranza.
Quando sentii parlare per la prima volta di padre Eligio erano passati ormai molti anni da quel mio pellegrinaggio spirituale nel Sud, conclusosi in un modo così inatteso fra ostriche e cannolicchi, cozze, patelle e ricci di mare. Era un frate francescano anche quello, ma aveva fatto una scelta che mi sembrò più suggestiva. Anziché andare fra gi umili, i diseredati e gli oppressi, padre Eligio andava fra i superbi, i ricchi, i potenti. Si dice che le vie del Signore sono infinite. Fra le tante, padre Eligio aveva scelto le autostrade, più comode e veloci, e le linee aeree, che sono le più vicine al paradiso.
Cercai nelle parrocchie la sua santa immagine, ma la trovai su “Palyboy”, tra quelle di giovani scomposti e fanciulle invereconde, fotografato mentre, ad un ricevimento, ballava licenziosamente. Sentii raccontare, da un pio sostituto procuratore della Repubblica che conosceva bene il francescano, la storia dellasua vita e constatai che era esattamente il contrario della vita di San Francesco.
Francesco aveva abbandonato le ricchezze e aveva abbracciato la povertà. Eligio invece aveva abbandonato la povertà e aveva fatto voto di ricchezza. Invece di parlare agli uccelli, parlava alle aragoste, anziché cantare le lodi di nostra sorella acqua, elogiava – giustamente – nostro fratello “Don Perignon annata ’66”.
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