Brani da “Specchio ustorio”

Dio si è pentito di averci creato

[10 febbraio 1991]

Su una autostrada degli Stati Uniti, ma forse anche sulle altre, l’Amministrazione, così essi chiamano il governo, ha fatto mettere un cartellone con tre grandi fotografie: una di Hitler, una di Stalin e una di Saddam Hussein. Sotto c’è scritto, ma traduco approssimativamente:
“No, ancora un altro, no”.
Se avessero voluto fare le cose fatte bene, avrebbero dovuto aggiungere un sacco di fotografie, con e senza baffi (e quelli mostrati stranamente li avevano tutti e tre). Avrebbero dovuto ricorrere a un intero album di altri grandi criminali, continuando per qualche chilometro, in mancanza di foto, con i ritratti di tanti delinquenti della Storia venuti al mondo prima della dagherrotipia. Come mai, tanto per fare un esempio, non hanno pensato subito a inclu-dere un ritratto di Napoleone Bonaparte, al quale, di ritratti, ne fecero parecchi, specialmente quel furbacchione di David? Proviamo a scrivere una specie di lettera a un quotidiano di oggi come se stessimo parlando di Saddam Hussein, ma copiando il testo che un lettore del londinese “Times” del 23 luglio 1815 scrive riferendosi a Napoleone:
“Ha disposto di tutti i mezzi immaginabili per fare del male, si è servito del suo smisurato potere con un tale disprezzo delle leggi divine e umane, o almeno sfidandone la vendetta con una tale impudenza che ci troviamo ridotti a mettere in dubbio la stessa testimonianza della coscienza, ed a pensafe che egli possieda un qualche principio segreto circa il Giusto o l’Ingiusto, tale da permettergli di giustificare la propria condotta.
Per soddisfare la sua folle vanità e la sua insaziabile ambizione egli ha coperto l’Europa di un diluvio di sangue. Si è preso gioco delle leggi e dei trattati ed ha fatto oggetto del suo costante disprezzo le istituzioni civili e religiose. Ha voluto essere dovunque l’oppressore degli uomini onesti e coscienziosi, per innalzare e ricompensare dovunque i traditori, i perfidi e gli aposcati.
In tutti i Paesi è diventato l’idolo di questa infima classe di uomini, facendosi il centro di tutte le loro speranze”.

Napoleone morì nel suo letto di Sant’Elena il 5 maggio del 1821.
Alessandro Manzoni, quando lo seppe, scrisse una tiritera, sul tipo di quelle del futuro “Corriere dei Piccoli”, che cominciava cosí: “Ei fu”. E questo sarebbe niente. Ma più avanti ebbe il coraggio di scrivere: “Nui/chiniam la fronte al Massimo/ Fattor che volle in lui/ del suo nomato genio/ più vasta orma stampar”. Insomma Napoleone avrebbe fatto i crimini che aveva fatto per speciale grazia di Dio.
Contemporaneamente, sempre sul “Times”, Bonaparte veniva definico “il ladro d’Italia, il perfido devastatore della Spagna, colui che in ogni luogo si è fatto apostolo della frode, del tradimenco, della rapina e del massacro”.

Manzoni fa finta di niente.
Il programma della rapina stava già nel primo proclama all’armata d’Icalia: “Soldati, siete nudi, mal nutriti: io vi condurrò nelle più fertili pianure del mondo”.
Sotto a chi tocca. Soltanto Verona dovrà fornire il cuoio necessario per fabbricare 40mila paia di scarpe e 2000 paia di stivali. E inoltre: l2mila paia di pantaloni, l2mila giubbe, 4mila abiti civili, l2mila camicie, 12mila cappelli, 12mila paia di calze. E tutti i quadri d’arte. Per le camicie e le calze fortunatamente non chiede anche il cambio.
Bisognerebbe riempire pagine intere per elencare le taglie, le fucilazioni, i villaggi incendiati, parlando soltanto di quelli a due passi della casa in cui Manzoni, a dieci anni, assiste ai litigi tra il padre e la madre e forse non se ne accorge. Ma almeno dai vent’anni in poi avrà sentito parlare dei massacri in Egitto, a Granada, dei cinquantamila morti congelati nel solo passaggio della Beresina, dell’Europa intera messa a ferro e a fuoco.
E Manzoni, niente. China la fronte al Massimo Fattor. In altre parole, dice che Dio era d’accordo. E’ l’anticipo del “Dio è con noi” di Hitler e di Saddam Hussein.
Vi do una buona notizia: Dio esiste, io l’ho incontrato. Era vestito da Allah, ma è la stessa cosa. Mi ha detto: “Telefona all’Ansa. Fa sapere in giro che non voglio essere tirato dentro alle vostre sporche storie. Che non sto né con voi né con loro. Che i vostri “Te Deum” dopo le vittorie non mi fanno né caldo né freddo. E rileggetevi la Bibbia, alla vigilia del diluvio universale io l’ho detto e lo ripeto: io mi pento di avervi creato.