Brani da “Odore di caffè”

Caffè a New York

In quel palazzo ottocentesco del centro di New York abita un emigrante di lusso: Enrico Caruso. E già abbastanza famoso in Europa. In Italia ha cantato alla Scala diretto da Toscanini, è stato in Russia. In America ha gia conquistato il “Metropolitan” Lui venuto dalla citta dei terremoti, e scampato per un pelo al terribile terremoto di San Francisco del 1906, aveva appena finito l’ “5Elisir damore”.

Stasera c’è chiasso nel suo appartamento di scapolo forzato, perchè sono arrivati gli amici  da Napoli con il “Sardegna”, e gli hanno portato il caffè. Ma non un caffè qualsiasi: quello di una famosa “torrefazione” di via Foria, non lontano da casa sua. E pure una damigianella d’acqua, quella buonissima del nuovo acquedotto del Serino, che scorre nelle fontanelle pubbliche di Napoli, alcune delle quali, quando era apprendista meccanico, le ha installate con le sue mani.

Adesso già si sente l’odore di caffe. Ma all’ultimo momento, quando l’acqua sta per bollire e le tazzine sono pronte, Caruso si accorge che in casa mancano i cucchiaini d’argento, se li é portati via Ada, poi vedremo chi é.

Allora Enrico dimentica che Sta a New York e si comporta come se stesse nella sua vecchia casa paterna, al numero 7 di via Sangiovanniello. Cioè  ricorre alla “signora a fianco” La “signora a fianco” è un’istituzione napoletana.

Quando in casa manca qualcosa all’ultimo momento, si bussa alla porta di fronte e si chiede alla vicina. Prezzemolo, basilico, un limone, un uovo, ago e filo, sale e pepe, fogli e buste: la signora a fianco infallibilmente ha tutto e lo presta volentieri.

Ma sul pianerottolo di Caruso c’e solo la sua porta. Allora Enrico scende al piano di sotto e suona il campanello. La “signora a fianco” che gli apre e una signorina americana, si chiama Dorothy Benjamin. Caruso spiega la faccenda dei cucchiaini e chiede se lei lo conosce.
Certo, e il famoso tenore italiano. E lei è una sua ammiratrice, l’ha sentito cantare il “Rigoletto”.

Quando torna con i cucchiaini, Enrico che ha gia adocchiato questa bella guagliona bionda – la invita di sopra per gustare un autentico calfe napoletano.

Ma per quanto ammiratrice, Dorothy non è scema. Caruso lo conosce per il “Rigoletto”, ma anche per aver seguito sui giornali le sue avventure e disavventure amorose: il bacio “sulle labbra”, audacissimo, che gli ha dato Lina Cavalieri – ex sciantosa riciclata in soprano – mentre cantavano in “Fedora”; il pizzicotto sul sedere che Enrico ha dato, italianamente, a una sconosciuta al Central Park (arrestato, 10 dollari di multa); la storia  con la neozelandese Frances Aida-Davies e altro ancora. Dorothy non è scema e non vuole salire. Allora Enrico la prega di restare sulle scale. Va su, prende due
tazzine di caffe e scende a berlo con lei, sul pianerottolo, siamo quasi a “Che gelida manina” con New York al posto di Parigi.

E Dorothy conosce cosi un altro Caruso. Enrico le racconta tutto. E’ stato abbandonato da Ada Giachetti, dope undici anni di quasi matrimonio e due bambini, lei è diventata l’amante del loro chaffeur. La gola gli dà fastidio, è gia stato operate a Milano. E un uomo solo.
Insomma fa tenerezza.

I cucchiaini verranno restituiti il giorno dopo, ma già il destine ha scritto che Dorothy diventerà la vera signora Caruso, che gli darà una figlia la quale – guarda un po’- si chiamera Gloria, ma proprio quando quella di papà sta per tramontare.