Brani da “Il cadavere in bicicletta”

L’ingarbugliata matassa

Sono di professione un narratore di gialli e ho raccontato fino a oggi innumerevoli storie piene di omicidi e di orrore. Ma quella che sto per raccontarvi adesso è veramente incredibile. Io stesso, quando comincio a farlo, ho un brivido di paura. Non tanto per i fatti sinistri e inspiegabili che sono costretto a rievocare, quanto per il presentimento che uno di questi giorni, da parte di persone che forse hanno tutte le ragioni per farlo, verrò ucciso anch’io. Sì, potrei evitare di raccontare la storia. Ma ciò non è possibile: come ho già detto, sono un narratore di gialli di professione e se avessi sempre paura di narrare le mie storie morirei di fame prima di morire assassinato. Allora preferisco rischiare. Tanto per cominciare, comincerò dal principio, sperando così di mettere subito un po’ d’ordine in quella che, nei racconti polizieschi, si chiama l’ingarbugliata matassa.
Nei primi giorni di gennaio di qualche anno fa, a Londra avvenne un fatto insolito: sulla città scese la nebbia. Ma era una nebbia mai vista, una nebbia così fitta che non si riusciva neanche a vedere che c’era la nebbia.
Una nebbia eccezionale Che non si limitò a restarsene nelle piazze e nelle strade, come sempre, ma entrò nelle case, e i londinesi non riuscirono pin a muoversi da una stanza all’altra se non camminando con le mani tese davanti e chiamandosi reciprocamente per nome.

Tutto si fermò, ognuno rimase bloccato al proprio posto di lavoro. La regina Elisabetta rimase prigioniera della propria vasca da bagno. Nella Wakefield Tower della Torre di Londra le guardie, nelle loro pittoresche divise del XVI secolo, si schierarono davanti ai gioielli della Corona. Nel British Museum e nella National Gallery i tesori d’arte che vi si trovavano sarebbero potuti essere trafugati da chiunque.
A Scotland Yard furono sospesi gli interrogatori perchè gli inquirenti non riuscivano a vedere i criminali che avevano di
fronte. Soltanto i cervelli elettronici e i computer continuarono a sfomare dati, impronte digitali, foto segnaletiche di assassini, rapinatori, prostitute, trafficanti di droga, spie internazionali, notizie precise che peró rimanevano avvolte  nella nebbia più fitta.

L’Ispettore Charles Dickens e il suo collega Isaac Newton rimasero l’uno di fronte all’altro, in ufficio, seduti alle loro scri-
vanie. La finestra, che prima avevano aperto sperando che uscisse la nebbia, ne fece entrare dell’altra.
Avevano appena preso il quinto tè della giomata, Non rimase che accendere le pipe e aspettare che la situazione si chiarisse.
<<Newton. . .>>, disse a un certo punto l’ispettore Dickens.
<<Si, Dickens. . .>>, rispose l’altro.
<<Mi puoi dire qualcosa?>>, disse Dickens.
<<Qualcosa di che?>>, chiese gentilmente ilcollega.
<<Una cosa qualsiasi>>, rispose Dickens. <<Anche non intelligente. Mi occorre soltanto per orientarmi con il suono della tua voce per venire da te a prendere un fiammifero>>.

Segui un lungo silenzio. Poi dalla nebbia giunse la voce di Newton che diceva: <<Vediamo, che cosa posso dirti che tu non sappia già?>>
<<Una cosa qualsiasi>>, lo aiut6 Dickens. <<Per esempio il presente del verbo to have>>.
<<Nella forms intera o in quells abbreviata?>>, chiese Newton, il quale era molto meticoloso.
<<Intera>>, rispose Dickens per farlo parlare piú a lungo e non perderel’orientamento.
<<Bene>>, disse Newton. E cominciò: <<I have, you have, he has, we have, you have, they have. Dove sei?>>.
<<Neanche a metà della stanza>>, rispose Dickens. <<Continua: adesso dimmi il presente di to have nella forma negativa>>.
Aveva appena finito la frase e si sentì un tonfo.
<<Sei cascato, Dickens?>>, chiese Newton.
La voce del collega gli rispose proveniente dal basso.
<<Si, sono inciampato nel corpo di un uomo. Un uomo ucciso>>, precisò subito dopo.
<<Come fai a capire che  stato ucciso?>>, disse Newton.
<<Sai bene che ogni morto, per noi,  è stato ucciso fino a prova contraria>>, rispose Dickens. <<E che sia motto lo deduco anche dal fatto che altrimenti, quando gli ho messo il piede sinistro sullo stomaco, avrebbe detto qualcosa. Vieni a vedere>>.
<<Come vengo a vedere se non ci si vede?>>, disse Newton.
<<Segui la direzione della mia voce>>, propose Dickens. <<Ti dirò la forma negativa del presente di to have, anch’io nella forms intera>>.
Dalla nebbia venne la voce di Dickens, il quale diceva: <<I have not, you have not, he has not, we have not, you have not,
they have not>>.

Quando ebbe finito, l’ispettore Dickens chiese all’ispettore Newton se voleva che passasse alla forma interrogativa, ma si accorse subito che il suo collega lo aveva raggiunto. [….]