Brani da “Come l’America fu costretta a farsi scoprire”

[…] Mentre scende la sera, ogni equipaggio si raccoglie sotto il castello di poppa e canta il Salve Regina. Poichè nessuno è esattamente uno stinco di Santo, ognuno si aggiusta quel po’ di latino che sa con la sua fantasia e il suo dialetto.

E’ un coro stonato che fa accapponare la pelle.
Di notte, oltre alle lanterne, una fiamma  tenuta sempre viva nel bacile per non far mancare il collegamento con il resto della flottiglia. A bordo l’illuminazione  assicurata dalle torce di pino resinoso. Sotto la coperta resta accesa qualche lanterna, ma soltanto per poter controllare che nessuno tocchi le riserve di acqua. Con le alici, le sarde e le aringhe salate che mangiamo ogni giorno, la sete si fa sentire. Perciò è consentito aggiungere, all’acqua che beviamo, qualche goccia di aceto, che la rende più dissetante.

Nella cabina del Capitano Generale le luci restano accese lino a tardi: il Capitano veglia, studia, disegna, scrive.
Come io e l’altro scrivano già sapevamo, il Capitano si scrive da solo il giornale di bordo regolamentare con la sua bella e chiara grafia, forse imparata a Genova nella scuola del quartiere di Sant’Andrea. Quarant’anni fa hanno inventato un sistema per stampare le lettere sulla carta.
Ma i documenti si scrivono sempre a mano, e la calligrafia è importante per capire, nel documento, che si dice.
Gli uomini dormono stesi sul ponte, sotto le murate, riparati dall’umidità della notte da qualche straccio di vela. Quando qualcuno  è ammalato viene ricoverato nel castello di prua, che normalmente  è adibito a magazzino.

L’ 11 ottobre siamo usciti fmalmente dal Mar dei Sargassi e subito dopo abbiamo potuto vedere galleggiare una canna, un bastone che sembrava lavorato dalle mani di un uomo e un ramo verde. Nei giomi scorsi gli uomini rimanevano per tutto il loro turno di guardia a guardare quel mare verde che ci circondava, temendo che l’erba potesse diventare così fitta da imprigionare le navi, arrestarle. Anche il vento, sempre favorevole, faceva pensare che sarebbe stato impossibile invertire la rotta e tornare. Adesso il mare è mosso, per qualche giorno il vento è stato contrario e questi segni di terra hanno ridato coraggio a tutti.
Poichè per il primo che grida <<Tierra!>>  è stata promessa una pensione di diecimila maravedis l’anno, sono già in molti a credere di avvistarla. Allora si corre ai ripari: chi grida <<Tierra!>> e poi la tierra non c’è perde il diritto alla pensione anche se più tardi griderà <<Tierra!>> e la tierra c’è per dawero.

Domenica 7 ottobre la Niha, che nonostante gli ordini naviga sempre un po’ più avanti perchè è  la più veloce, issa la bandiera e spara un colpo di bombarda, come convenuto. Ma è un falso allarme e qualcuno a bordo ha già perduto la pensione.

Giovedì 11 ottobre, due ore prima di mezzanotte è proprio Colombo a vedere una luce nel buio. Ma da quel marpione che è non grida niente. Però si chiama sul giardinetto don Pedro Gutiérrez, il gentiluomo che il re gli ha appiccicato addosso, e gli indica il lume. Lo vede anche don Pedro. Ma lo vede anche il natural De Lope e sta per gridare: «Lambre! Tierra!» quando viene zittito dal marinaio Salçedo, il criado di Colombo: «Già l’ha detto il mio padrone». Ma Colombo e Gutiérrez restano in silenzio a guardare. Passano quattro ore. Sono le due del mattino del 12 ottobre 1492. In cielo c’è un quarto di luna. Dal castello di prua della Pinta il marinaio Rodrigo de Triana si gioca il tutto per tutto e grida: «Tierra!». È vero. È venerdì.

Nessuno riuscirà più a dormire. Non occorre, tutti possono sognare a occhi aperti. L’oro, le donne, la gloria. Viene distribuita una razione straordinaria di vino. Le bombarde vengono messe in assetto per far fuoco. Sulle murate vengono montate le colubrine. Si puliscono le balestre e gli archibugi. Dal castello di prua, dove si custodiscono le gomene, i timoni e le vele di riserva, vengono tirate fuori alcune ceste piene di sonaglietti, pettini, braccialetti dl vetro, coltelll, specchietti, frammenti di piatti colorati, bicchieri rotti, tutta la paccottiglla per la quale già vanno matti i selvaggi della Guinea.

Ma  è presto per toccare terra. Colombo ha visto lungo la costa uno spumeggiare di onde che lo mette in sospetto. Meglio aspettare la lace del giomo. La flottiglia viene messa alla cappa, con tutte le vele ammainate, tranne quella di trinchetto.

Scende un silenzio solenne. Sta per comindare la empresa descubidora.